Io provengo dalla Galassia AB1736988
Io provengo dalla Galassia AB1736988. Provengo da un viaggio interplanetario di anni 117. Sarete sorpresi di vedere che sono così bello. Questo accade perchè sul vostro pianeta solgono dipingere e descrivere gli extraterrestri come esseri verdognoli alti un metro e dieci centimetri, con grossi tentacoli o dita a illuminazione intermittente, un corpo viscido ed una irrefrenabile voglia di chiamare a casa. Nel posto da cui provengo la nostalgia non esiste. Il posto da cui provengo si chiama KL7. Nello stesso istante in cui vi sto scrivendo, il posto da cui provengo sta per implodere perchè tra gli abitanti della galassia AB1736988 ci sono stati dei problemi. Problemi non previsti.
In questo momento gli abitanti 18777353d9342h23 tengono in ostaggio quelli il cui codice finisce con il numero 4, perchè questi ultimi sono ritenuti geneticamente inferiori. Alcuni scienziati sono pronti a provarlo. Sono venuto qui per salvarmi la vita. Sono venuto qui perchè ho scelto un pianeta a caso, tra quelli che presentano forme di vita. Voi non lo sapete ancora, ma non sono pochi. Io voglio vedere cosa succede in questo posto. Io voglio imparare la comunicazione. Io voglio che voi mi diate alcune informazioni: quanti pasti fate al giorno? Di quanti rapporti sessuali avete bisogno per generare le vostre uova? Chi è Mastella? Io ringrazio voi, miei compagni di viaggio. Ma state in guardia. L'età del ghiaccio sta arrivando. Con simpatia, VIAGGIATORE 18777353D9342H24
In questo momento gli abitanti 18777353d9342h23 tengono in ostaggio quelli il cui codice finisce con il numero 4, perchè questi ultimi sono ritenuti geneticamente inferiori. Alcuni scienziati sono pronti a provarlo. Sono venuto qui per salvarmi la vita. Sono venuto qui perchè ho scelto un pianeta a caso, tra quelli che presentano forme di vita. Voi non lo sapete ancora, ma non sono pochi. Io voglio vedere cosa succede in questo posto. Io voglio imparare la comunicazione. Io voglio che voi mi diate alcune informazioni: quanti pasti fate al giorno? Di quanti rapporti sessuali avete bisogno per generare le vostre uova? Chi è Mastella? Io ringrazio voi, miei compagni di viaggio. Ma state in guardia. L'età del ghiaccio sta arrivando. Con simpatia, VIAGGIATORE 18777353D9342H24
sabato 29 dicembre 2007
Arbitri
Poi non verrete a dirmi che serbo rancore.
Chiunque, tra quelli di noi che hanno in comune un'insana passione per il calcio e per la propria squadra del cuore, ha raccolto, nel corso della propria esistenza domenicale, un qualche centinaio di motivi per odiare la categoria arbitrale. Io me ne porto dietro uno bello grosso da domenica scorsa, quando il piede sinistro di Maurizio Domizzi è stato accidentalmente scambiato per una mano destra. In area di rigore. Rigore di Rosina. Napoli Torino falsata. E mezza Italia giù a chiedersi perchè, in un gioco che non è più un gioco perchè attorno ad esso gravitano giri di soldi che risolleverebbero il prodotto interno lordo di due Afriche e mezzo, i risultati debbano essere vincolati agli umani (e non) e(o)rrori di questi simpaticoni in camicia nera. Proviamo a dirlo? Va bene, ma in silenzio, perchè sennò veniamo tacciati di retorica e qualunquismo. Moviola in campo! Che ormai, a dirlo, ci si sente un pò fessi, come quando si dice che non ci sono più le mezze stagioni e che quando c'era LUI i treni arrivavano in orario.
Comunque.
Siccome è bene non dimenticare che, un pò come quegli strani personaggi che gravitano negli anni scolastici e che tanto ci hanno fatto divertire (loro malgrado...), di questi arbitri e dei loro nomi, ormai, in quello sconfinato Bar Sport che è il nostro paese, non se ne può più fare a meno. A noi italiani, questi arbitri, piacciono, fanno ridere, ci levano qualche pensiero serio dalla testa. Per qualche minuto.
Questo è il mio affettuoso pensiero per loro.
Continuate a farci ridere.
venerdì 28 dicembre 2007
Quando muore la democrazia
lunedì 24 dicembre 2007
La musica nel mondo digitale
Riprendo dal blog del giornalista Luca De Biase e vi propongo questo esempio di commistione (che ogni tanto, in Italia, è pure legale) tra la cultura e il mondo digitale. Da ascoltare e guardare.
domenica 2 dicembre 2007
Bellezza
Questa donna è Ingrid Betancourt. Questa donna è nata nel giorno più bello del mondo, il 25 dicembre, ma nel posto più brutto, Bogotà. Questa donna è stata rapita il 23 febbraio 2002 dalla guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC). Con il suo staff si era spinta in una zona che era stata occupata dai guerriglieri, oltrepassando le richieste degli ufficiali di non proseguire quel viaggio, oltrepassando il rifiuto del presidente Pastrana di scortare il suo gruppo. Quell'anno, Ingrid Betancourt era candidata alle elezioni presidenziali colombiane.
Raccolse meno dell'1% dei voti.
Dopo 2107 giorni, questo video rappresenta la prima prova concreta della sua sopravvivenza.
Questo video, inoltre, è una fonte di bellezza irradiante. Per molti potrà contare poco o nulla. Di certo, nulla conta per i guerriglieri colombiani e nulla conta per le teorie marxiste, per le quali la bellezza è un fattore della sovrastruttura.
Per qualcun'altro, invece, l'immagine di questo corpo straziato, rassegnato, livido è l'unica cosa che, oggi, veramente conta.
"La bellezza salverà il mondo".
The "Darfur" way of life
Ricapitoliamo. Se non ho capito male: uno nasce su questo pianeta, in questo paese. Va a scuola, per tredici anni, per una media di 14.080 ore. Ci va, guardando la cosa da un punto di vista politico, per raggiungere la consapevolezza, la maturità e la cultura sufficiente per eleggere democraticamente e responsabilmente i propri rappresentanti nelle istituzioni statali. Poi, siccome non gli è bastato, va all'università, si prende due lauree, studia per sei o sette anni, per una media di 8.640 ore ed è pronto per iniziare e realizzare la sua vita da precario.
Questo perchè, nel frattempo, i rappresentanti del popolo stanno lavorando sulle nostre leggi sulla sicurezza, sul mercato del lavoro, sull'istruzione, facendo affidamento alle solide basi culturali che hanno raggiunto mediante un percorso di studi di certo superiore a quello del precario perchè, intendiamoci, se il precario laureato tira a campare con 1000 euro al mese e il deputato manda avanti la baracca con 12750 euro al mese netti vuol dire che, da qualche parte, questa differenza di 11750 euro al mese bisogna pur giustificarla. Però il popolo, accecato da una profonda e pericolosa ignoranza e intontito dalle vagonate di litri di lacrime che versa mentre guarda le trasmissioni di Maria ed Flilippi, non è in grado di farlo.
Orbene.
Ci penso io, che son giornalista, a mostrare che è tutto giusto e che non esiste nulla di cui dubitare, nulla di cui aver paura. Il problema è che, nel momento in cui eleggiamo un nostro deputato, questi viene catapultato fuori dalla sua Ceppaloni, nella quale aveva perpetuato anni e anni di studio matto e disperatissimo, e si va a trovare in un mondo nuovo, un posto frenetico fatto di luci, aeroplani, strani marchingegni elettorali, auto blu, microfoni, transessuali, flash, Di Pietro, dichiarazioni, scissioni, puttane, radicali, comunisti e fascisti. Tutto questo è lo stile di vita "darfur". L'uomo politico medio, pelato, basso, in doppio petto e venuto fuori dall'implosione generazionale della Prima Repubblica, è immerso nel darfur di default. E', questo, un rischio calcolato, un errore già conosciuto in partenza, dal quale, purtroppo, non si può fuggire. E dico purtroppo solo per questi poveri deputati che si sacrificano al darfur lasciando mogli figli amanti e leccaculo nella vecchia Ceppaloni del caso, per la quale continueranno, in fondo al loro cuore, a serbare nostalgia e affetto.
Siccome io che sono, oltre che giornalista, anche persona piuttosto sensibile, non posso assistere inerme a questo scempio d'anime, dico: bisogna andar da qualche altra parte, dove del darfur non si senta manco l'odore. Ma non è mica compito facile. Si va in Brasile (dove però si rischia di incontrare quello strano tipo, Nelson Mandela), o in Affaghistan?
Per il momento, dal darfur, si salvi chi può.
sabato 24 novembre 2007
Nanterre vs Sarko
Parigi, 19 novembre. Siamo a Nanterre. Qui è cominciato il '68 e sembra passato un secolo. Gli studenti protestano contro la riforma voluta da Sarkozy, l'LRU, che concede maggiore autonomia alle università francesi. La loro manifestazione si somma così agli scioperi di bus, metro e ferrovie che hanno paralizzato la capitale.
Nel frattempo il presidente francese ha già annunciato che la riforma universitaria viene per il momento sospesa, mentre gli scioperi stanno coinvolgendo anche gli studenti delle altre università francesi e delle scuole superiori.
C'è una cosa da notare: come quarant'anni fa, gli studenti si prendono gioco dei poliziotti che bloccano l'entrata della facoltà. Come in Italia una settimana fa, il nemico diventano loro. Gli sbirri, i celerini, i carabinieri, gli "infami". Lo Stato, insomma. E, fermo restando il fatto che a Parigi si gioca a fare il sessantotto e in Italia a fare la sovversione anarchica, c'è qualcosa che non va. Forse bisognerà semplicemente aspettare che si cambi capro espiatorio, ancora una volta. O forse no?
sabato 17 novembre 2007
La battaglia
Io sono arrivato nel vostro paese nel novembre 2007. Ho scelto l'Italia perchè mi avevano spiegato che qui la guerra non esiste. "Non esiste - mi dicevano - perchè in fatto di guerra si è già dato abbastanza, da queste parti".
Questa non è dunque guerra. Ci sono, perchè si vedono, comandanti, gerarchi e soldati. Ci sono bandiere e colori. C'è l'attesa, nella quale i due schieramenti si squadrano da lontano. C'è la paura, quando i rossi e i blu si avvicinano camminando, non troppo piano, non troppo velocemente. C'è il sangue. Ci sono i caduti e i fuggiaschi e, forse, ci sono pure gli eroi. Però non è guerra.
Ho pensato, allora, che stanno giocando. Però non si divertono.
Alla fine ho pensato che stanno aspettando. Aspettando che la guerra arrivi sul serio. Nel frattempo c'è solo un gran vuoto da riempire.
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