
Ce ne dà l'occasione un uomo che, come direbbe un mio amico di Tel Aviv, è bello come-r-zole.
Matteo Brigandì è nato a Messina il 20 marzo 1952. E'un deputato della Lega Nord.
E' alto un metro e novantasei per circa centosettanta chili, laureato in giurisprudenza, è l'avvocato di Umberto Bossi. Scriveva Marco Travaglio, il 17 aprile: "Sempre a proposito di «buona amministrazione locale» e «motore riformatore», segnaliamo le imprese di Matteo Brigandì, leghista calabrese trapiantato a Torino, sedicente «Procuratore generale della Padania» nonché avvocato di Bossi, che nella sua veste di assessore piemontese al Legale (sic) è riuscito a farsi condannare in primo grado a 2 anni di carcere per truffa aggravata alla Regione Piemonte (cui dovrà pure risarcire 250 mila euro): nel 2003 regalò a un amico concessionario d'auto 6 miliardi di lire dei contribuenti per risarcirlo di falsi danni mai subiti in un'alluvione. Nel 2006, per premio, la Lega lo portò in Parlamento. Come sarebbe certamente accaduto in Baviera, se Brigandì anziché a Messina fosse nato a Monaco".
La scorsa settimana ha sviscerato dalla sua infinta mente una proposta alla Camera: i deputati della maggioranza possono diventare pianisti. Quando suonano i pianisti del Pdl vien fuori Bach, machedico, Mozart, machedico, Giuseppe Verdi, compositore dell'inno nazionale italiano. Ha cioè detto che i voti della destra dovrebbero valere per due, quelli della sinistra per uno. Non fa una piega.
Chissà perché il deputato dell'Italia dei Valori Antonio Borghesi non la pensa allo stesso modo. Così, durante la seduta del primo ottobre, ha deciso di ricordare a Brigandì il tempo da lui trascorso nelle patrie galere. Riprendo dall'Ansa: "Durante l'esame del collegato alla Manovra economica, dai banchi dell'Idv si era levata verso la presidenza della Camera la protesta contro i pianisti della maggioranza. A quel punto ha preso la parola Matteo Brigandì della Lega. «Non accetto - ha detto - lezioni da nessuno», aggiungendo che «se i deputati di maggioranza votano per due possono farlo per ragioni politiche, quelli di opposizione che attuano questa pratica lo fanno solo per intascare la diaria. E questo si chiama truffa». Immediata la reazione di Antonio Borghesi dell'Idv: «Chi ha appena parlato ha passato qualche mese nelle patrie galere». Brigandì, che ha un fisico possente, scatta dal suo banco e fila dritto come un treno verso il collega dell'Idv, bloccato da un gruppo di commessi prontamente intervenuti a bloccarlo a un paio di metri di distanza dalla preda. Tenuto per le braccia, Brigandì ha urlato a Borghesi: «Stronzo, infame, pezzo di merda, fascista», mentre dai banchi del centrodestra i deputati urlavano al dipietrista «Buffone, buffone». Al che il presidente Fini ha sospeso la seduta".
Matteo Brigandì è componente dei seguenti organi parlamentari:
- Giunta per le autorizzazioni;
- Commissione giustizia;
- Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa.
Grazie mille. Di cuore.