Io provengo dalla Galassia AB1736988

Io provengo dalla Galassia AB1736988. Provengo da un viaggio interplanetario di anni 117. Sarete sorpresi di vedere che sono così bello. Questo accade perchè sul vostro pianeta solgono dipingere e descrivere gli extraterrestri come esseri verdognoli alti un metro e dieci centimetri, con grossi tentacoli o dita a illuminazione intermittente, un corpo viscido ed una irrefrenabile voglia di chiamare a casa. Nel posto da cui provengo la nostalgia non esiste. Il posto da cui provengo si chiama KL7. Nello stesso istante in cui vi sto scrivendo, il posto da cui provengo sta per implodere perchè tra gli abitanti della galassia AB1736988 ci sono stati dei problemi. Problemi non previsti.
In questo momento gli abitanti 18777353d9342h23 tengono in ostaggio quelli il cui codice finisce con il numero 4, perchè questi ultimi sono ritenuti geneticamente inferiori. Alcuni scienziati sono pronti a provarlo. Sono venuto qui per salvarmi la vita. Sono venuto qui perchè ho scelto un pianeta a caso, tra quelli che presentano forme di vita. Voi non lo sapete ancora, ma non sono pochi. Io voglio vedere cosa succede in questo posto. Io voglio imparare la comunicazione. Io voglio che voi mi diate alcune informazioni: quanti pasti fate al giorno? Di quanti rapporti sessuali avete bisogno per generare le vostre uova? Chi è Mastella? Io ringrazio voi, miei compagni di viaggio. Ma state in guardia. L'età del ghiaccio sta arrivando. Con simpatia, VIAGGIATORE 18777353D9342H24

martedì 26 agosto 2008

Pellegrini: «Sono fiera del mio piercing al seno» - Articolo per Il Messaggero


ROMA (26 agosto) - Come Usain Bolt, che prima di tagliare il traguardo dei 100 metri in nove secondi e 69 centesimi con una scarpa slacciata si batte la mano sul petto, si ferma. Poi danza, urla al mondo chi è il più forte, al modo di Mohammed Alì. O come Michael Phelps, che vince otto ori in una sola olimpiade come se nulla fosse. Federica Pellegrini ha lo stesso spirito di questa nuova generazione di fenomeni che spingono un po' più in là i limiti della razza umana, sembrano irriverenti, ma solo perchè sanno perfettamente di essere più veloci degli altri. Federica lo ha dimostrato nei 200 stile libero, oro e record del mondo, tutto insieme. E non ha bisogno di pensare giorno e notte al modo in cui battere le sue avversarie.

Il piercing. Prima finisce sui giornali per aver conteso il suo attuale ragazzo, Luca Marin, alla sua avversaria, Laure Manadou. Ora racconta al mensile Ok Salute del suo particolare piercing, col quale l'anno scorso ha festeggiato il recordo europeo a Melbourne. «Sono fiera del mio piercing al seno», dice. Niente naso, lingua o sopracciglia, «Il capezzolo era quello che ci voleva per fare una cosa trasgressiva». Ma Luca non la pensa allo stesso modo. «E' una questione di gusti», spiega lei. Che del resto, al suo fidanzato e collega, aveva già dedicato un tatuaggio con la scritta Balu, soprannome del nuotatore.

I tatuaggi. La pelle della nuotatrice è però già avvezza alle decorazioni tanto amate dalla sua padrona. «Ho cinque tatuaggi. Il primo l’ho fatto a 14 anni, è un draghetto sulla caviglia destra: rappresenta il mio segno nell’oroscopo cinese. È stato il pegno di una scommessa fatta con mio padre, prima di una gara: lui sosteneva che non ce l’avrei fatta, e invece ho vinto... Non credo di farmi un altro piercing - racconta poi Federica - ma con i tatuaggi di sicuro non ho ancora finito. Ci penserò, magari, dopo Pechino...».

domenica 2 marzo 2008

Sezione musica - Radiohead: Fake plastic trees



Her green plastic watering can
For her fake chinese rubber plant
In fake plastic earth.
That she bought from a rubber man
In a town full of rubber plants
Just to get rid of itself.
And it wears her out, it wears her out
It wears her out, it wears her out.

She lives with a broken man
A cracked polystyrene man
Who just crumbles and burns.
He used to do surgery
For girls in the eighties
But gravity always wins.
And it wears him out, it wears him out
It wears him out, it wears him out.

She looks like the real thing
She tastes like the real thing
My fake plastic love.
But I cant help the feeling
I could blow through the ceiling
If I just turn and run
And it wears me out, it wears me out
It wears me out, it wears me out.

And if I could be who you wanted
If I could be who you wanted,
All the time, all the time...

venerdì 11 gennaio 2008

L'economia americana, un dorato castello di carte


“Malgrado il fatto che il mercato del lavoro sia in buona salute, continuano a crescere le difficoltà nel settore bancario”. È lucida e lapidaria la dichiarazione rilasciata domenica da John Miller, direttore generale di Nuveen Investment, una grande società americana specializzata negli aiuti finanziari. Un’analisi che, nella sua essenzialità, rispecchia fedelmente l’andamento dell’economia americana, che rischia di essere trascinata nel baratro della recessione a causa della sua naturale tendenza alle speculazioni avventate.
E ciò non sorprende affatto. Costretta a “superprodurre” per affrontare investimenti sempre maggiori e far girare il mercato, l’economia porta le grosse società creditizie statunitensi a gettarsi a capofitto in escamotage finanziari come i mutui subprime. Gli alti tassi di interesse di tali mutui sono stati sfruttati per anni dalle società creditizie per accrescere le proprie disponibilità finanziarie. Ma i debitori subprime hanno tipicamente storie creditizie fatte di inadempienze, pignoramenti, fallimenti e ritardi. In pratica, ci sono buone possibilità che quei soldi non vengano restituiti. I subprime, che nel 2006 capitalizzavano 600 miliardi di dollari e sui quali il mercato azionario speculava avidamente senza porsi il problema della loro innata rischiosità, sono dunque un esempio della necessità, da parte delle società americane, di stare al passo con i ritmi di un mercato che, per garantire sempre una produzione elevata, corre ben più veloce di quanto l’economia possa sostenere.
L’aggressivo mercato americano ha garantito per decenni che, tra le maggiori economie mondiali, quella statunitense stesse in vetta e trainasse tutti gli altri mercati. Questa dipendenza mondiale dalle speculazioni finanziarie americane ha portato i maggiori paesi industrializzati, proprio come negli anni della Grande Depressione, al concreto rischio di affondare con gli Stati Uniti nel caso di un crack che, proprio in questi giorni, sembra quanto mai ipotizzabile.
Sempre che, all’orizzonte, non si faccia largo la prospettiva di una nuova guerra, naturale serbatoio economico degli Stati Uniti.

sabato 29 dicembre 2007

Arbitri



Poi non verrete a dirmi che serbo rancore.
Chiunque, tra quelli di noi che hanno in comune un'insana passione per il calcio e per la propria squadra del cuore, ha raccolto, nel corso della propria esistenza domenicale, un qualche centinaio di motivi per odiare la categoria arbitrale. Io me ne porto dietro uno bello grosso da domenica scorsa, quando il piede sinistro di Maurizio Domizzi è stato accidentalmente scambiato per una mano destra. In area di rigore. Rigore di Rosina. Napoli Torino falsata. E mezza Italia giù a chiedersi perchè, in un gioco che non è più un gioco perchè attorno ad esso gravitano giri di soldi che risolleverebbero il prodotto interno lordo di due Afriche e mezzo, i risultati debbano essere vincolati agli umani (e non) e(o)rrori di questi simpaticoni in camicia nera. Proviamo a dirlo? Va bene, ma in silenzio, perchè sennò veniamo tacciati di retorica e qualunquismo. Moviola in campo! Che ormai, a dirlo, ci si sente un pò fessi, come quando si dice che non ci sono più le mezze stagioni e che quando c'era LUI i treni arrivavano in orario.
Comunque.
Siccome è bene non dimenticare che, un pò come quegli strani personaggi che gravitano negli anni scolastici e che tanto ci hanno fatto divertire (loro malgrado...), di questi arbitri e dei loro nomi, ormai, in quello sconfinato Bar Sport che è il nostro paese, non se ne può più fare a meno. A noi italiani, questi arbitri, piacciono, fanno ridere, ci levano qualche pensiero serio dalla testa. Per qualche minuto.
Questo è il mio affettuoso pensiero per loro.
Continuate a farci ridere.

venerdì 28 dicembre 2007

Quando muore la democrazia



"Una nave in porto è al sicuro. Ma non è per questo che le navi sono state costruite".

Benazir Bhutto.

lunedì 24 dicembre 2007

La musica nel mondo digitale



Riprendo dal blog del giornalista Luca De Biase e vi propongo questo esempio di commistione (che ogni tanto, in Italia, è pure legale) tra la cultura e il mondo digitale. Da ascoltare e guardare.

domenica 2 dicembre 2007

Bellezza



Questa donna è Ingrid Betancourt. Questa donna è nata nel giorno più bello del mondo, il 25 dicembre, ma nel posto più brutto, Bogotà. Questa donna è stata rapita il 23 febbraio 2002 dalla guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC). Con il suo staff si era spinta in una zona che era stata occupata dai guerriglieri, oltrepassando le richieste degli ufficiali di non proseguire quel viaggio, oltrepassando il rifiuto del presidente Pastrana di scortare il suo gruppo. Quell'anno, Ingrid Betancourt era candidata alle elezioni presidenziali colombiane.
Raccolse meno dell'1% dei voti.

Dopo 2107 giorni, questo video rappresenta la prima prova concreta della sua sopravvivenza.

Questo video, inoltre, è una fonte di bellezza irradiante. Per molti potrà contare poco o nulla. Di certo, nulla conta per i guerriglieri colombiani e nulla conta per le teorie marxiste, per le quali la bellezza è un fattore della sovrastruttura.
Per qualcun'altro, invece, l'immagine di questo corpo straziato, rassegnato, livido è l'unica cosa che, oggi, veramente conta.

"La bellezza salverà il mondo".